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Assegno per la sufficienza economica dell’ex coniuge.

Il Giudice deve quantificare l’assegno per garantire, in funzione assistenziale, l'indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge.

 

La Cassazione ha sancito che il Giudice deve quantificare l’assegno in misura adeguata a garantire l'indipendenza e/o autosufficienza economica dell'ex coniuge. 

Dalla lettura della massima della sentenza appare chiaramente che chi ha redatto la sentenza ha inevitabilmente dato grande importanza alla sentenza Grilli 11504/2017 ed anche al criterio composto della successiva SU 11287/2018. 

 

La sentenza del 2017 saluta definitivamente il criterio di tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e cercava un altro parametro per quantificarlo e l'ha trovato nel concetto di raggiungimento dell’indipendenza economica del richiedente. Infatti se è accertato che quest’ultimo è economicamente indipendente o è effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto il relativo diritto. 

 

Per meglio inquadrare il concetto di autosufficienza occorrerà fare riferimento ai seguenti indici: 

  • possesso di reddito di qualsiasi genere; 

  • possesso di cespiti patrimoniali mobiliari o immobiliari tenendo conto di tutti gli oneri in senso lato “imposti” e del costo della vita nel luogo di residenza della persona che richiede l’assegno; 

  • le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale in relazione all’età, alla salute, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente ed autonomo; 

  • la stabile disponibilità di una casa di abitazione; l’ordinanza 22499/2021 Cass precisa che "..a giustificare l‘attribuzione dell’assegno non è, di per sé, lo squilibrio o il divario tra le condizioni reddituali delle parti all’epoca del divorzio, ne’ il peggioramento delle condizioni del coniuge richiedente l’assegno rispetto al tenore di vita matrimoniale ma la mancanza della indipendenza o autosufficienza economica di un coniuge".

 

La legge Cirinna

La legge Cirinnà si occupa delle coppie di fatto è stabilisce che due persone sono conviventi di fatto quando: 

  • sono entrambe maggiorenni; 

  • convivono tra loro; 

  • sono legale da un vincolo affettivo che comporta il reciproco sostegno morale e materiale; 

  • non sono unite tra loro o con altri da un matrimonio o da un'unione civile;

 

La separazione delle coppie di fatto è molto diversa da quella che avviene tra coppie sposate:

 

1) nel matrimonio i due coniugi sono legati da un vincolo che per lo stato ha efficacia legale; 

 

2) le coppie di fatto, anche se hanno dichiarato all’anagrafe la loro convivenza, non sono ugualmente unite da un vincolo pertanto se vogliono separarsi è sufficiente che smettano di convivere. 

 

Più precisamente l’ex convivente di fatto: 

 

1) non ha diritto ad un assegno di mantenimento da parte dell’ex partner nemmeno se non ha un reddito proprio; 

2) non ha diritto di continuare ad abitare la casa nella quale ha convissuto a meno che non sia di sua proprietà o a meno che non abbia figli minori; 

3) in ogni caso l’ex non può imporgli di andare via da un giorno all’altro senza consentirgli di trovare una soluzione alternativa; 

4) non ha diritto alla restituzione del denaro speso per contribuire al ménage familiare; 

 

Come nella “separazione” il principio guida negli affidamenti dei figli è la bigenitorialità. 

 

Entrambi i genitori devono contribuire al mantenimento dei figli oltre che alla loro istruzione ed educazione; Il giudice non deve limitarsi ad una semplice operazione aritmetica ma deve cercare di stabilire l’ammontare dell’assegno in modo da garantire al coniuge che lo riceverà di avere tendenzialmente il tenore di vita goduto prima, naturalmente questo è un passaggio teorico ed ipotetico. 

 

La parolina magica in questa operazione può solo essere “tendenzialmente”; l’assegno non dovrà necessariamente garantire a chi lo riceverà un'equiparazione assoluta con la condizione economica dell’altro coniuge. L’assegno di mantenimento decade nei seguenti casi: 

 

  • quando i coniugi divorziano: in questo caso il coniuge che percepiva l’assegno di mantenimento potrebbe chiedere ed ottenere l’assegno divorzile ma i presupposti per ottenerlo sono diversi; 

  • quando uno dei due muore; 

  • quando le condizioni economiche del coniuge obbligato a versare l’assegno peggiorano in misura significativa (malattia che toglie o limita la capacità di lavoro, licenziamento, demansionamento, fallimento, riduzione delle entrate della propria impresa, nuova famiglia da mantenere); 

  • quando le condizioni economiche del coniuge avente diritto migliorano sensibilmente ( progressione di carriera, mansioni superiori, lavoro più remunerativo, eredità di un familiare, liquidazione di un importo rilevante a titolo di risarcimento del danno); 

  • quando il coniuge avente diritto conduce una convivenza more uxorio con il nuovo partner, deve trattarsi di una unione equiparabile al matrimonio e non improvvisata o appena iniziata. 

 

La ragione è stata indicata dalla corte di cassazione con una sentenza del 2018, dove si diceva che chi forma una nuova famiglia sceglie liberamente di voltare pagina e questo vale anche se la nuova famiglia non è fondata sul matrimonio.

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