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Fideiussioni nulle: come e perchè

Spesso accade che le società, soprattutto di piccole-medie dimensioni, per reperire liquidità necessaria allo svolgimento della propria attività si rivolgano alle Banche, che a loro volta  richiedono “la firma" dei soci a garanzia. A distanza di anni può capitare che i soci si vedano quindi notificare un decreto ingiuntivo della Banca. Magari quando la società è oramai chiusa!

Non è però tutto perduto. Infatti è possibile analizzare le fideiussione per verificare se siano state emesse sul modello ABI del 2003. Tale modello in particolare prevedeva la deroga ad alcune previsioni di legge poste a tutela del fideiussore.

Il modello ABI

A questo proposito con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005 la Banca d’Italia, previo parere dell’autorità Garante Della Concorrenza e Del Mercato, aveva stabilito l'illegittimità di tale modello in quanto contravveniva al divieto della legge anti-trust di creare "intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale". In altre parole le deroghe alle previsioni di legge, di per sè sono lecite, ma cessano di esserlo nel momento in cui le Banche si accordano per applicare tutte quante uno stesso modello di fideiussione, contenente tali deroghe, in questo modo falsando le regole del libero mercato. 

Orientamenti giurisprudenziali

La Corte di Cassazione (Ordinanza n. 29810/2017) si era espressa favorevolmente alla declaratoria di nullità del contratto di fidejussione stipulato da un soggetto.

A seguito di tale provvedimento si sono instaurati tre diversi filoni giurisprudenziali. Il primo, pur riconoscendo l'illegittimità dell'intesa tra le Banche, ritiene che essa non possa incidere automaticamente sui singoli rapporti di fideiussione “a valle”, quindi il fideiussore avrebbe come rimedio solo il risarcimento del danno, se ed in quanto provato (Corte d’Appello di Milano, 6 ottobre 2020, n. 2484). Il secondo orientamento ritiene le fideiussioni valide, mentre le sole clausole che derogano al codice civile sarebbero nulle, con conseguente applicazione delle norme del Codice Civile (Trib. Milano 2636/2020, Trib. Ancona, sentenza n. 1993 del 17.12.2018; Trib. Roma, Sentenza n. 9354/2019 pubbl. il 03/05/2019; Tribunale di Mantova, sez. II 16 gennaio 2019). Il terzo orientamento, a cui ha aderito il Tribunale di Ivrea con la sentenza del 7 maggio 2021 in una causa patrocinata dal nostro studio legale, è quello della totale nullità delle fideiussioni e la conseguente liberazione dei fideiussori (ex multies App. Firenze, 18 luglio 2018; App. Roma, 26 luglio 2018; Trib. Salerno n.3016/2018; Trib. Imperia n. 238/2020, C.d.A. Bari n. 45/2020). In particolare tale orientamento si basa sull'art. 1419 I co. c.c. che dispone la nullità parziale di un contratto o la nullità di singole clausole importa la nullità dell'intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità. Infatti, nel caso di specie, il venir meno delle singole clausole derogatorie certamente ha l’effetto di procurare una minor salvaguardia delle ragioni creditorie della Banca. Non vi è, dunque, ragione per ritenere, secondo il Tribunale di Ivrea che la Banca avrebbe comunque concesso una fideiussione “meno garantista” delle proprie ragioni di credito di quella in effetti proposta in maniera estremamente massiva ad una generalità indifferenziata di soggetti.

 

Avv. Giada Meschinelli

L’Avv. Giada Meschinelli opera in uno studio di avvocati con sede a Ivrea (TO), disponibile a valutare gratuitamente la possibilità di impugnare le fideiussioni in quanto contrarie alla normativa anti trust e seguire i fideiussori nella successiva procedura.

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