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La protezione internazionale e l’area di provenienza

L’effettiva e attuale provenienza del richiedente asilo rileva ai fini del riconoscimento della protezione internazionale

 

La protezione internazionale e l’area di provenienza

Con l’ordinanza 11298 del 29 Aprile 2021 la Corte di Cassazione cassa con rinvio

 

Accanto a quanti fuggono da condizioni economiche disagiate (i c.d. migranti economici), vi sono quanti cercano riparo da persecuzioni, guerre e discriminazioni. L’ordinamento italiano riconosce a questi ultimi il diritto di vivere in Italia a prescindere dai c. d. “flussi” che regolano in Italia l’ingresso dei migranti economici. La normativa di riferimento è contenuta in larga parte nel D. Lgs. 251/2007 che modula e disciplina le varie fattispecie di protezione internazionale. A queste sono da aggiungere le ipotesi di “protezione umanitaria” contenute nel Testo Unico dell’Immigrazione (D. Lgs. 286/1998) di recente modifica.

 

Stringendo il campo, l’ordinanza in commento offre spunti interessanti e ribadisci principi consolidati.

 

Il caso è quello di un cittadino nigeriano che ha chiesto la protezione internazionale e umanitaria. Nel ricorso il richiedente asilo/ protezione internazionale ha allegato di essere nato in Nigeria in una regione cattolica e di essersi successivamente trasferito per motivi di salute in altra regione della Nigeria dove operano milizie che fanno “strage di coloro che professano la religione cristiana”. La Corte territoriale ha rigettato la domanda di protezione ritenendo “non sussistenti i rischi per il ricorrente dal momento che la zona sud della Nigeria, ove si trova, non era coinvolta nella violenza indiscriminata presente nella zona nord orientale delle Nigeria”.

 

La Cassazione ha cassato la decisione del giudice di merito con rinvio alla Corte di Appello di Venezia.

 

I supremi giudici hanno innanzitutto ribadito i principi relativi all’onere di allegazione e probatorio nei giudizi aventi ad oggetto la protezione internazionale. Mentre il richiedente è tenuto ad allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessaria a motivare la domanda, la valutazione sulle condizioni socio-politiche del Paese di origine deve avvenire attraverso tutte le informazioni di cui si dispone al momento della decisione. Queste informazioni sono offerte dal richiedente ma il Giudice dispone all’occorrenza una “integrazione istruttoria officiosa” che ha la funzione di integrare il quadro, la rappresentazione offerta dal richiedente.

 

I giudici di merito- secondo la Suprema Corte- non avrebbero tenuto conto del successivo trasferimento del richiedente in una area del Paese che “avrebbe dovuto assumere rilievo ai fini della decisione sull’attuale sussistenza dei requisiti per riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D. Lgs. N. 251 del 2007 (art. 14 lett. c)”.

 

Come specificato nella stessa ordinanza quello che rivela ai fini del riconoscimento della protezione internazionale è “l’effettiva ed attuale area di provenienza del richiedente asilo”. Il Giudice non può limitare l’indagine alla sola area di nascita del richiedente ma è tenuto- facendo anche verifiche in autonomia-  ad esaminare la regione di ultima provenienza del richiedente.

 

L’ordinanza è importante a mio avviso perché ribadisce la necessità che il riconoscimento debba essere valutato alla luce delle attuali ed effettive condizioni che hanno indotto il richiedente a lasciare il Paese di origine. Nell’esaminare tali condizioni il Giudice valuta la situazione socio-politico della regione di effettiva ed attuale provenienza del richiedente. Questo principio assume particolare rilievo se si pone attenzione al fatto che, in paesi estesi con autorità centrali poco presenti, non è raro che vi siano regioni dove minoranze (es. linguistiche, religiose) possono essere oggetto di discriminazioni e/o rappresaglie.

 

Avv. Giorgio Modugno

Lo Studio dell’Avv. Giorgio Modugno, con sede a Cusano Milanino, si occupa prevalentemente di contenzioso civile (con particolare riferimento alle locazioni, recupero crediti, risarcimento dei danni), di contratti, diritto internazionale, diritto dell'immigrazione.

 

L'ordinanza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 18 novembre 2020 – 29 aprile 2021, n. 11298
Presidente Meloni – Relatore Casadonte

Rilevato che:

- E.S. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza con cui la corte d’appello ha respinto il di lui gravame avverso l’ordinanza del tribunale di Genova di diniego della protezione internazionale e della protezione umanitaria;
- a sostegno delle domande il richiedente asilo aveva allegato di essere cittadino nigeriano nato a (omissis) , di religione cattolica e di essersi trasferito a (…) per il disinteresse del padre e, da ultimo, di essere emigrato nel (omissis) per ragioni di salute arrivando in Italia nel (omissis) ;
- la cassazione della sentenza d’appello è chiesta sulla base di un unico motivo;
- non ha svolto attività difensiva l’intimato Ministero dell’interno.

Considerato che:

- con l’unico motivo il ricorrente censura l’omesso esame del fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e che riguarda l’area geografica di provenienza del ricorrente;
- assume cioè il ricorrente che la sentenza impugnata non avrebbe considerato la riferita circostanza che egli, dopo essere nato a (omissis) , si era trasferito a (…), città situata nel Nord della Nigeria, ove operano le milizie di (omissis) facendo strage di coloro che professano la religione cristiana;
- aggiunge inoltre il ricorrente che la circostanza che tali stragi non accadessero al momento della sua partenza nel (…) non toglie rilevanza alla situazione di esposizione al rischio venutasi a creare successivamente ed a cui egli sarebbe esposto in caso di rimpatrio forzato in Nigeria e più precisamente nella zona geografica di provenienza;
- la censura è fondata;
- nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche, di cui si dispone pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione (cfr. Cass. 9230/2020); ne consegue che, ove correttamente allegata tale situazione, il giudice, in attuazione del proprio dovere di cooperazione istruttoria, è tenuto ad accertarne l’attualità con riferimento alla situazione oggettiva del paese di origine e, in particolare, dell’area di provenienza del richiedente (cfr. Cass. 19224/2020);
- nel caso di specie la corte territoriale aveva ritenuto non sussistenti i rischi per il ricorrente dal momento che la zona sud della Nigeria, ove si trova (omissis) , non era coinvolta nella violenza indiscriminata presente nella zona nord-orientale della Nigeria e caratterizzata dalla presenza di (omissis) ;
- tuttavia, detta considerazione non tiene conto del riferito successivo trasferimento a XXXX del richiedente, città situata nel nord della Nigeria, con la conseguenza che è detta area territoriale che avrebbe dovuto assumere rilievo ai fini della decisione sull’attuale sussistenza dei requisiti per il riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c);
- al contrario, la corte territoriale ha formulato la sua valutazione con esclusivo riferimento all’area geografica ove è situata (omissis) , trascurando di considerare la città di (…), che identifica la città di residenza del richiedente asilo al momento della sua partenza dalla Nigeria;
- il ricorso va, pertanto, accolto, con cassazione della sentenza e rinvio alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione, per nuovo esame della domanda di protezione internazionale alla stregua del seguente principio di diritto: l’esame della domanda di protezione internazionale va svolto alla luce dell’effettiva ed attuale area di provenienza del richiedente asilo, non potendo il giudice limitare la sua indagine, ai fini dell’adempimento del dovere di cooperazione ufficiosa e di acquisizione delle fonti informative di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, comma 3, alla sola area di nascita del richiedente che abbia riferito di essersi successivamente trasferito in altra area del medesimo Paese;
- il giudice del rinvio provvederà, altresì, sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Venezia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

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