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Laurea abilitante: il no dell’Aiga e del Sottosegretario alla giustizia

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Laurea abilitante in giurisprudenza: ipotesi esclusa

Una delle prime riforme del piano nazionale di Ripresa e Resilienza riguarda le lauree abilitanti. Questa procedura, che renderà l'esame di laurea abilitante, ha come obiettivo la semplificazione delle procedure per l'abilitazione all'esercizio delle professioni e un accesso in tempi brevi al mondo del lavoro da parte dei neolaureati. Ricordiamo che, nei mesi passati, tra le prime facoltà a beneficiare della laurea abilitante vi è stata la facoltà di Medicina: durante la pandemia è stato necessario rendere subito disponibili i neo medici per sopperire alla mancanza di personale sanitario. Ma questa riforma non riguarda tutte le lauree.

L'Aiga: urge una riforma al percorso di studi

Tra le lauree che non potranno godere della nuova riforma c'è proprio la laurea in giurisprudenza.

 

Da subito l'AIGA, Associazione Italiana Giovani Avvocati, si è trovata in disaccordo e ha sottolineato che, prima di rendere la laurea abilitante in giurisprudenza, è proprio il percorso di studi in legge che dovrebbe essere riformato. Le ragioni risiederebbero nel fatto che il neolaureato non sarebbe in grado di svolgere la professione forense poiché durante il percorso di studi non riesce a maturare quella competenza necessaria per una professione complicata come quella dell'avvocato.

 

Proprio il Presidente dell'Aiga, Antonio De Angelis, sottolinea che è necessaria una riforma che renda il percorso di studi più professionalizzante per ottenere una laurea abilitante in giurisprudenza. Fino ad allora sarà necessario l'esame abilitante per certificare le competenze dei neo avvocati. Ed infatti, anche quest’anno gli esami di stato sono stati necessari per potersi abilitare alla professione (qui trovi tutti i dettagli dell’Esame di Stato 2021).

Il Sottosegretario alla giustizia: gli avvocati esclusi dalla riforma

A dare man forte a questo pensiero c'è il Sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto che nei giorni scorsi ha chiarito che la laurea abilitante in giurisprudenza al momento non è contemplata all'interno della riforma. Le sue parole sottolineano l'importanza per la professione di avvocato di maturare la giusta esperienza, propedeutica al poter praticare la professione.

 

"In ordine alle notizie di stampa sui contenuti del Recovery Plan – ha detto Sisto -, preciso che l'ipotesi di lauree idonee da sole a far conseguire abilitazioni professionali non trova applicazione né per gli avvocati né per altre categorie professionali come i commercialisti, gli ingegneri e i notai. Si tratta, infatti, di percorsi professionali che, per specificità, sono esclusi da tali eventuali ipotesi".

Il parere dell'ex ministro Manfredi

Non tutti sono però d'accordo con l'AIGA e con Sisto. L'ex ministro dell'Università Gaetano Manfredi, ad esempio, va contro corrente e, anzi, dichiara che le lauree non abilitanti sono legate ad una concezione dell'università ferma nel passato. Per dare una svolta al nostro sistema universitario serve proprio la laurea abilitante e, riguardo all'esperienza necessaria per esercitare alcune professioni, dice "ogni Ordine Professionale ha una sua sensibilità, bisogna lavorarci ma lo spazio si trova."

 

A favore di una estensione della riforma anche alle altre professioni si è espressa anche Valentina Aprea (FI, in Commissione Istruzione) che spera nel fatto che, anche se al momento per alcune lauree non è prevista l'immediata abilitazione, ci si muova secondo l'esempio delle università estere, dove sono previsti tirocini durante il percorso di studi e le lauree sono appunto abilitanti.

 

Favorevole anche Flavia Piccoli Nardelli (PD, sempre in Commissione Istruzione): secondo lei il processo che porterà tutte le lauree ad essere abilitanti è ormai inarrestabile sottolinea l'importanza di avere un percorso di studi che preveda lo sviluppo delle competenze da poter mettere subito in campo appena ci si laurea. Un pensiero quindi molto simile, per certi versi, a quello dell'AIGA che reputa necessaria una riforma prima di rendere abilitante la laurea in giurisprudenza.

 

In generale, il pensiero più diffuso è che, allo stato attuale, non è possibile rendere abilitanti determinate lauree. Sebbene ci si trovi d'accorso sul fatto che la strada da intraprendere è quella, è anche vero che l'attuale sistema universitario italiano non sempre lo permette.

Le lauree che beneficeranno della riforma

Ma la facoltà di giurisprudenza non è l'unica che non beneficerà della riforma: attualmente i percorsi di studio convolti nella riforma sono quelli che riguardano le professioni sanitarie tra cui medicina, odontoiatria, farmacia, veterinaria e psicologia. Tutte questi percorsi di studi prevedono infatti tirocini integrati al curricula, cosa che permette dunque allo studente appena laureato di avere già un determinato bagaglio di conoscenze e competenze essenziali per immettersi nel mondo del lavoro. Per altre facoltà, come ad esempio architettura, per rendere abilitante la laurea sarà invece necessaria l'iniziativa dell'ordine di riferimento o del ministero competente.

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