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Il mobbing: di cosa si tratta e qual è la normativa che se ne occupa

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Con gli anni la tutela del lavoratore è sempre più diventata un tema centrale. Non solo tempi e paga, ma anche l’ambiente è diventato una questione fondamentale da tenere sotto controllo. Infatti, erano numerosi i casi in cui il lavoratore veniva bistrattato ma, non essendoci nessuna normativa, il povero lavoratore doveva sottostare alle angherie dei datori di lavoro o dei colleghi poiché l’unica alternativa era perdere il posto di lavoro.

 

Negli anni ’70 l’opinione pubblica ha però iniziato a prendere coscienza di questo problema e fu proprio in quegli anni che venne coniato il termine mobbing.

 

La cosa un po’ curiosa è che tale termine fu coniato da uno zoologo che lo utilizzava per descrivere quei comportamenti animali violenti e discriminatori che uno o più componenti di un branco perpetravano nei confronti dell’elemento più debole. Lo scopo è quello di estraniare questo elemento. Fu proprio quando il medesimo comportamento fu notato sul posto di lavoro che questo termine è stato utilizzato per descrivere un fenomeno che oggi è addirittura oggetto di disciplina.

 

In giurisprudenza una sentenza del 2012 ha definito il mobbing come “una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità”.

 

Quando siamo di fronte ad un caso di mobbing

Innanzitutto, è bene specificare che non è solo il datore di lavoro a “fare mobbing”. Tale atteggiamento è infatti riscontrabile tra lavoratori dipendenti che assumono atteggiamenti discriminatori nei confronti di altri colleghi. Il film del 2003 “Mi Piace Lavorare (Mobbing)” è un esempio di quello che può succedere in una situazione aziendale dove un collega o addirittura, come nel caso del film, un gruppo di colleghi si coalizzano per isolare deliberatamente uno o più colleghi.

 

Ma cosa significa mobbizzare? Sono diversi gli atteggiamenti che possono definire questo tipo di comportamento. Ad esempio, escludere un dipendente dalla vita sociale, non invitarlo alle cene aziendali, non conversare con lui, tenerlo fuori dalle riunioni o dalle attività aziendali in generale.

 

A questi atteggiamenti di esclusione possono seguirne altri ancora più forti come, ad esempio, mettere in giro pettegolezzi o, addirittura, perpetrando una condotta deliberatamente ostile nei confronti del soggetto mobbizzato.

 

Se poi è il datore di lavoro a fare mobbing, è possibile che il povero malcapitato venga sovraccaricato di lavoro, venga privato delle ferie richieste, venga fatto ostruzionismo se questi chiede dei permessi o negandogli dei benefit. Nel peggiore dei casi, il soggetto mobbizzato viene sottoposto ad umiliazioni davanti agli altri dipendenti.

 

Tutti questi atteggiamenti ovviamente vanno a pesare non solo sulla vita lavorativa del soggetto mobbizzato ma anche su quella privata. Non è raro che il soggetto, a seguito di questi episodi, sviluppi stati d’ansia e depressione.

 

Ovviamente non si può parlare di mobbing quando siamo di fronte ad un caso isolato: gli screzi capitano, sia tra colleghi, sia tra capo e dipendente; il discorso è diverso se tali atteggiamenti vengono perpetrati in modo sistematico e per un tempo prolungato.

 

La normativa di riferimento

Se prima tali atteggiamenti venivano ignorati e il malcapitato era quasi obbligato a sopportarli, oggigiorno la situazione è molto diversa e sebbene non vi sia una disciplina specifica dedicata al mobbing, sono diverse le normative che si occupano di tutelare il lavoratore sotto questo aspetto, andando ad intervenire giuridicamente punendo le condotte mobbizzanti.

 

La costituzione, sebbene non si esprima in modo specifico su questo tema, definisce in modo chiaro negli articoli 2, 3 e 4 i diritti e la tutela di ogni singolo cittadino che ha sia in quanto singolo soggetto, sia come soggetto inserito in un contesto lavorativo. Gli articoli 32, 35 e 41 parlano in modo più specifico del lavoro e sottolineando come la Repubblica si impegna a tutelare il lavoro e i lavoratori in tutte le sue forme. Ci sono Non mancano poi importanti disposizioni del Codice civile che trattano proprio della tutela del lavoratore definendo quali sono le conseguenze che un comportamento mobbizzante comporta nei confronti del soggetto che adotta tale condotta.

 

Va comunque specificato che il mobbing, sebbene comporti delle sanzioni poi il soggetto mobbizzante, non viene inteso come reato dal nostro ordinamento. Nonostante ciò, sono tantissimi i casi dove i comportamenti mobbizzanti sono stati inquadrati come condotte perseguibili penalmente, come il reato di maltrattamento di famigliari, lesioni personali, violenza sessuale, abuso d’ufficio o molestia.

 

Cosa può fare il soggetto vittima di mobbing

Quindi, sebbene il mobbing non sia reato, sono diversi gli strumenti che un soggetto vittima di mobbing può impugnare per potersi difendere da tali atteggiamenti. Oltre che a riferirsi agli articoli 2,3 e 4, l’articolo 32 riconosce e tutela la salute come un diritto fondamentale dell'uomo, cose che in una simile situazione vengono a mancare; l’articolo 41 vieta lo svolgimento delle attività economiche private che possano arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana.

 

Se invece parliamo di tutela civile, l’articolo 2043 prevede l’obbligo di risarcimento alle vittime di comportamenti lesivi, sia fisici, sia psicologici. Inoltre, l’articolo 2087 impone l’obbligo al datore di lavoro di fare in modo che l’ambiente di lavoro sia sicuro e di tutelare l’integrità fisica e psicologica dei lavoratori.

 

Come si dimostra il mobbing?

Affinché la vittima di mobbing possa rivalersi su chi conduce il comportamento lesivo, è fondamentale che il mobbing venga dimostrato mediante prove che siano precise e prive di qualsiasi ambiguità.

 

Sarà quindi fondamentale per l’accusatore dimostrare i comportamenti persecutori e gli atti lesivi che il soggetto mobbizzante ha perpetrato nei suoi confronti. Come già detto, l’accusatore non potrà portare in tribunale un soggetto per un singolo episodio; dovrà dimostrare che tali atteggiamenti sono stati adottati dal soggetto mobbizzante per un certo periodo di tempo.

 

Le prove possono consistere in testimonianze o, addirittura, in perizie o certificati medici che accertino lo stato psicologico del soggetto mobbizzato.

 

Gli ambienti del mobbing

Sebbene sia il posto di lavoro il luogo dove avvengono la maggior parte dei casi di mobbing, va ricordato che tale atteggiamento può essere condotto in qualsiasi ambiente. Vi è ad esempio il mobbing familiare che appunto vede come vittima alcuni componenti della famiglia; un luogo dove il mobbing avviene, purtroppo, abbastanza di frequente è l’ambiente scolastico dove alcuni soggetti vengono totalmente esclusi dalle normali attività della classe.

 

Infine, è bene specificare che vi è molta differenza tra mobbing e stalking, due atteggiamenti che spesso vengono confusi ma che in realtà hanno origini e conseguenza molto diverse.

 

In ogni caso, se siete soggetti di comportamenti che ledono la vostra libertà o la vostra serenità, la cosa migliore da fare è rivolgersi ad un avvocato e su Welink Legal potrete trovare quello più vicino a casa vostra. 

 

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