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Assegno Divorzile

Dovrà comparare le condizioni economico - sociali delle parti

 

Il tribunale può stabilire la corresponsione di un assegno periodico in favore del coniuge che non ha mezzi di sostentamento adeguati o che non può procurarseli per motivi oggettivi, tutto questo è stabilito dall'art 5 sesto comma della Legge 898/1970. nel 2018 la Cassazione ha stabilito, con la sentenza a sezioni unite 18278/2018, il superamento del criterio del tenore di vita coniugale come parametro per la determinazione dell'assegno divorzile. Ormai presa quella strada decisionale si è poi proseguito con la ordinanza 11178 del 23 aprile 2019 della prima sezione della corte di cassazione che ha indicato quali siano i criteri e le valutazioni determinanti in materia di assegno divorzile alla luce della recente evoluzione giurisprudenziale. Per oltre trenta anni il criterio adottato nell'interpretazione dell'art 5 sesto comma della legge sul divorzio è stato quello di attribuire all'avente diritto un assegno tale da garantirgli di potere tenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio. la posizione sopra illustrata è poi stata progressivamente superata dalla corte di cassazione con la sentenza 11504/2017 che ha affermato l'orientamento opposto negando cioè il riconoscimento dell'assegno divorzile al richiedente che fosse economicamente autosufficiente -sentenza 23602/2017). E' nato un acceso dibattito che è poi culminato nel noto intervento delle sezioni unite che con la sentenza 18287 del 11 luglio 2018 hanno adottato una linea interpretativa di totale rottura rispetto al passato .

 

Questi sono i punti principali della nuova linea interpretativa adottata dai Tribunali Italiani:

 

1) definitivo abbandono di entrambi i criteri (tenore di vita e autosufficienza economica del richiedente) posti alla base dei precedenti orientamenti richiamati sopra;

 

2) superamento della struttura necessariamente bifasica del procedimento di determinazione dell'assegno divorzile, abbandonando la distinzione basata sulla natura attributiva o determinativa dei criteri richiamati dall'art 5 comma 6 della legge sul divorzio;

 

3) Disconoscimento di funzione assistenziale all'assegnazione divorzile, a favore di una natura composita dello stesso assegno che alla funzione assistenziale unisce quella perequativa e compensativa;

 

4) di pariteticità ed equi ordinazione dei criteri previsti dall'art 5 sesto comma della Legge 898/1970;

 

5) abbandono di una concezione astratta del criterio di "adeguatezza o inadeguatezza dei mezzi...." a favore di una concreta visione relativa allo specifico contesto coniugale;

 

6) valutazione complessiva della intera storia coniugale e prognosi futura cercando di determinare l'assegno in base a età stato di salute dell'avente diritto nonché alla durata del vincolo coniugale;

 

7) valorizzazione del profilo perequativo - compensativo dell'assegno, osservando in modo rigoroso il nesso causale esistente tra le scelte endo-familiari e la situazione del richiedente al momento di scioglimento del vincolo coniugale. Le sezioni unite hanno poi con la predetta pronuncia abbandonato la prospettiva individualista fatta propria dalla corte nel 2017 (Cass 11504/2017) valorizzando il principio di solidarietà post coniugale nel pieno rispetto degli art 2 e 29 della costituzione.

 

Valutazione mezzi adeguati

 

Se il richiedente risultasse privo di mezzi adeguati o oggettivamente impossibilitato a procurarseli, il Giudice dovrà accertare rigorosamente la causa di tale mancanza alla luce dei parametri indicati dall'art 5 sesto comma della legge 898/1970.

 

In particolare il Giudice dovrà valutare se l'assenza di mezzi adeguati o l'oggettiva impossibilità dipenda dal contributo che il richiedente ha apportato al nucleo familiare e alla creazione di un patrimonio comune, sacrificando le proprie aspettative personali e professionali, in relazione alla sua età e alla durata del matrimonio.

Successivamente, all'esito delle valutazioni sopra indicate, dovrà quantificare l'assegno divorzile assicurando all'avente diritto un livello reddituale adeguato al contributo fornito come sopra indicato.

 

La pronuncia delle Sezioni Unite ha avuto un effetto dirompente sui processi in corso incidendo non solo sull'interpretazione del quadro normativo di riferimento ma anche sul piano processuale di selezione delle allegazioni dei fatti rilevanti e conseguente prova degli stessi.

 

La Sezione 1 della Corte ha osservato come l'individuazione di una regola giuridica di valutazione comporti molto spesso la valorizzazione di un diverso quadro fattuale ed in particolare di quegli elementi non considerati alla luce della regola previgente perché ritenuti irrilevanti.

Conseguentemente la Corte di Cassazione potrà pronunciarsi sull'impaginazione solo se la nuova regola interpretativa affermata dalle Sezioni Unite non abbia reso necessario l'accertamento di nuovi fatti.

 

In caso contrario, la Suprema Corte dovrà cassare con rinvio la sentenza impugnata con il vincolo per il Giudice di attenersi alla nuova regola di valutazione e con conseguente riconoscimento alle parti dei poteri di allegazione e probatori derivanti dalla nuova impostazione scaturita dalla pronuncia delle Sezioni Unite.

 

A conferma di quanto sopra enunciato, la Suprema Corte ha richiamato una recentissima pronuncia della giurisprudenza di legittimità che ribadisce che la riassunzione della causa avanti al Giudice del rinvio, conseguente alla Cassazione della Sentenza, instaura un processo chiuso in cui è precluso presentare nuove domande eccezioni e conclusioni salvo che queste siano rese necessarie da statuizioni della sentenza della Corte di Cassazione (Cass.5137/2019).

Nel caso di specie, la corte ha concluso che la decisione impugnata dovesse essere cassata con rinvio ai giudici di appello per un nuovo esame della questione, poiché era stata pronunciata sulla base di una regola interpretativa ormai superata.

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