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Il diritto commerciale: la materia che regola il commercio nazionale e internazionale

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Quando acquistiamo un qualsiasi bene, sia esso materiale o meno, non pensiamo mai a tutto l’iter che proprio questo bene ha dovuto percorrere per arrivare a noi; dalla formazione dell’azienda, allo sviluppo delle tecnologie impiegate per la sua produzione, passando per la competizione con gli altri prodotti del settore, il commercio con altri paesi e così via. Noi vediamo solo la punta di un enorme iceberg.
Bene, se ci fermiamo un attimo a pensare su quanto sia complesso il processo del pensare ad un prodotto, produrlo, pubblicizzarlo ed infine venderlo, ci rendiamo conto di quanto sia indispensabile una materia che regolarizzi tutte queste fasi e processi onde evitare prevaricazioni di alcune aziende su altre con una concorrenza sleale, impedendo così il commercio equo. Senza regole sarebbe appunto una giungla.
Proprio per questo è stato istituito il Diritto commerciale, una materia tanto complessa quanto importante se non fondamentale al giorno d’oggi.

 

Un po’ di storia

Il commercio, inteso come scambio di merci, esiste da tempi immemori, praticamente da quando esiste l’uomo stesso. Anche quando il denaro non esisteva, il commercio era comunque alla base delle varie attività umane: ognuno aveva il suo ruolo e con questo contribuiva in modo attivo al prosperare della comunità. Il lavoro e i suoi frutti diretti (raccolto, carni o pelli) erano quindi intesi proprio come merce di scambio.
Per un certo periodo della storia quindi il commercio era basato sul baratto. E in tal senso c’era davvero poco da regolare: ti do un sacco di grano per due pelli, tanto per fare un esempio.
Ad un certo punto però, intorno al V secolo a.C., l’uomo iniziò a dare ad alcuni oggetti un certo valore intrinseco iniziando ad utilizzarli per pagare le merci. Oggetti come conchiglie, sementi e il sale assunsero quindi la funzione di quello che oggi è il denaro e, anzi, proprio dall’utilizzo del sale discende il termine “salario” utilizzato ancora oggi per definire lo stipendio che percepiamo mensilmente.
E fu proprio in questo periodo che in alcune culture si iniziarono ad utilizzare le prime monete.
Storicamente si suppone che la prima forma di moneta venne utilizzata in Lidia, antica regione dell’Asia minore, per poi diffondersi come pratica nell’impero persiano e in Grecia.
Sebbene il commercio fosse una componente fondamentale per lo sviluppo di qualsiasi comunità, in quei tempi remoti non vi era una disciplina che ne regolasse i vari aspetti. Tutto era stabilito a voce senza nulla di scritto a cui far riferimento.
Con il passare dei secoli il commercio si fece sempre più complesso e i commercianti iniziarono quindi a creare delle regole alle quali sottostare tutti. Pian piano si fece sempre più pressante la necessità di creare un testo che potesse dare le linee guida ai commercianti per poter svolgere la propria attività nel migliore dei modi, senza che nessuno prevaricasse sugli altri.
Il primo ad occuparsi di quello che oggi chiamiamo diritto commerciale fu un nostro connazionale, tale Benvenuto Stracca, che scrisse il “De mercatura seu mercatore tractatus”.
Grazie a questo testo il Diritto commerciale fu per la prima volta considerato come una disciplina diversa, anche se strettamente legata, dal Diritto civile.

 

Il Diritto commerciale oggi 

L’oggetto di studio del Diritto commerciale, il nucleo da cui poi attraverso i vari studi si sviluppano le diverse normative è l’impresa e, conseguentemente, i rapporti che si vengono a creare tra le imprese nel momento in cui avviene il commercio.
Si tratta di una materia complessa e variegata, come complessi e variegati sono gli scenari del mercato moderno.
Sebbene tutte le attività basate sul commercio siano soggette alla normativa del Diritto commerciale, sono in particolare le imprese organizzate in forma societaria ad essere oggetto di studio di questa materia.
Il Diritto commerciale quindi studia, nei loro vari aspetti, l'attività imprenditoriale e l'esercizio dell'impresa, sia ad opera del singolo, sia ad opera di un gruppo organizzato (come, ad esempio, le società o i consorzi).
Si capisce bene che se l’impresa e il suo operato sono l’oggetto di studio del Diritto commerciale, sono poi tantissimi altri gli aspetti che tale materia prende in considerazione. Tutto deve essere regolamentato per una corretta gestione dell’azienda stessa e per la salute del mercato in generale. Ecco perché il Diritto commerciale ha poi a sua volta numerose sottocategorie come, ad esempio, il Diritto alla concorrenza, il Diritto concorsuale, il Diritto societario, ecc. Insomma, le sfaccettature sono tante e vanno tutte prese in considerazione.
Per ben capire come il Diritto commerciale agisca sull’operato dell’azienda e sul commercio in generale, andiamo ad analizzare alcuni aspetti.

 

L’adeguamento nazionale ed internazionale

Tornando alla storia del Diritto commerciale, possiamo intuire come questo si sia man mano evoluto nel corso dei secoli: dai semplici scambi tra villaggi confinanti si è passati a rotte internazionali. Se quindi da un lato ogni stato ha il suo Diritto commerciale è anche vero che vi è la necessità di una regolamentazione a livello internazionale a cui le diverse aziende che commerciano con gli stati esteri possano affidarsi. In questo caso si parla di “Lex mercatoria”.
La Lex mercatoria altro non è che l’insieme di regole e di norme di tipo consuetudinario nate in forma spontanea tra gli appartenenti a determinati settori commerciali come, ad esempio, il settore assicurativo o quello bancario. La Lex mercatoria ha una lunga storia e già nel basso medioevo gli operanti appartenenti ai vari settori intuirono la necessità di creare un sistema di regole volto proprio a regolare i rapporti tra i professionisti (oggi grandi aziende e società). Lo scopo è, ed è stato sinora, proprio quello di evitare controversie o, qualora avvengano, di favorirne la risoluzione ed evitare che il mercato di una determinata nazione predominasse sugli altri imponendo la propria regolamentazione.
Come vedremo, proprio la prevaricazione di aziende e mercati è una questione ancora oggi molto attuale: si pensi al commercio cinese che spesso e volentieri si impone in determinati settori grazie a prezzi di molto inferiori rispetto a quelli di altri mercati.
Quindi, per riassumere il tutto con poche e semplici parole, la Lex mercatoria è un diritto nato spontaneamente per regolare i rapporti di aziende a livello internazionale.

 

Affidarsi ai giusti professionisti per non restare indietro

Abbiamo dunque ben intuito quanto in realtà la gestione di una qualsiasi attività commerciale, qualunque sia la sua forma giuridica, sia una questione piuttosto complicata soprattutto per le tantissime sfaccettature e implicazioni a cui bisogna prestare attenzione. Proprio per questo è fondamentale che chi decide di avviare un’attività commerciale deve affidarsi ai diversi professionisti che possano aiutare il titolare o i titolari, ossia i soci, nella gestione dell’impresa senza intoppi.
Se, ad esempio, un’azienda ha intenzione di commerciare con i paesi esteri, cosa ormai diventata comune anche per le piccole e medie aziende, è necessario che vi sia un esperto di mercato internazionale che possa affiancare il titolare o i soci, onde evitare che questi commettano violazioni, anche se in buona fede.
Oltre alla gestione dei rapporti tra aziende, è fondamentale che anche i rapporti interni all’azienda siano regolati, soprattutto se si tratta di una società.
Per ogni aspetto esiste una materia e un professionista.
La consulenza deve rimanere un punto fermo per chiunque decida di intraprendere una qualsiasi attività commerciale.

 

La gestione delle società

Una branca fondamentale del Diritto commerciale è, ad esempio, quella del Diritto societario, disciplina che si occupa di studiare e regolare tutte le questioni e le fasi legate alla vita societaria, dalla sua fondazione, l’espansione e, ahimè a volte capita, fino all’eventuale chiusura.
Si tratta quindi di una materia che studia e regola le dinamiche interne ad una società ma anche i rapporti tra società diverse, sia a livello nazionale, sia a livello internazionale, applicando quindi le normative del Diritto commerciale. 
Lo scopo dell’applicazione del Diritto societario è, ovviamente, far prosperare l’azienda o aiutarla nelle fasi più critiche. Gli interventi in tal senso possono essere tanti come ad esempio la fusione tra due più società o la scissione.
Altro aspetto di fondamentale importanza e di pertinenza del Diritto societario sono i rapporti tra società ed enti pubblici e dell’importante ruolo che le grandi società svolgono a livello sociale.

 

La linfa vitale del commercio: la concorrenza

Sebbene in certi casi il termine concorrenza assume quasi un significato dispregiativo, ritenendolo un comportamento poco corretto, la concorrenza è in realtà la linfa vitale del commercio ma anche la spinta che ha consentito lo sviluppo tecnologico: pensiamo, ad esempio, a tutte quelle tecnologie che sono state sviluppate da un’azienda per battere la concorrenza.
La situazione si complica quando invece la concorrenza diventa sleale.
Certo, i casi di una concorrenza poco corretta non sono mancati (e anche oggi, a dirla tutta, non sono poi così rari); proprio per evitare che il mercato venga danneggiato da tali comportamenti, anche in questo caso sono state messe a punto tutta una serie di regole e norme volte proprio a disciplinare questo aspetto. Queste regole e norme costituiscono il Diritto della concorrenza, altra branca di fondamentale importanza del diritto commerciale.
Possiamo definire “concorrenza” quell’atteggiamento perpetrato dalle aziende per rispondere alla domanda dei consumatori, creando così prodotti sempre migliori, in grado di soddisfare le varie esigenze degli utenti finali. Si tratta quindi di un processo costruttivo che deve essere preservato affinché non vengano danneggiate le aziende, che investono capitali proprio per la creazione di nuovi beni e servizi, e i consumatori finali che a causa di una concorrenza sleale potrebbero ritrovarsi con beni prodotti in modo poco sostenibile, più costosi o di scarsa qualità.

 

Tutelare i creditori: il Diritto fallimentare

Qualsiasi impresa nasce con l’obiettivo di prosperare ma, purtroppo, le complicazioni non mancano e, nella peggiore delle ipotesi, l’azienda finisce col fallire.
Il fallimento di un’azienda è un’eventualità che coinvolge non solo i soci o il titolare ma anche tutte le figure professionali e le attività che orbitavano intorno ad essa: dipendenti, fornitori, ditte esterne e quant’altro (il cosiddetto “indotto”).
Oltre alla perdita di lavoro, il fallimento di un’azienda implica debiti non saldati nei confronti dei creditori che, a loro volta, potrebbero avere seri danni proprio a causa dell’insolvenza.
La materia che si occupa di regolare questa eventualità è il Diritto fallimentare che mette in pratica le procedure concorsuali volte ad arginare i danni che il fallimento di un’impresa provoca.

 

I diversi tipi di consulenza

Quelli appena visti sono solo tre dei molteplici temi trattati dal Diritto commerciale e, come già detto, per ogni aspetto c’è una figura professionale specializzata.
Per gestire al meglio un’attività commerciale sotto tutti i diversi punti di vista è indispensabile avvalersi dei consulenti specializzati che possano indirizzare il titolare o i soci a fare le giuste scelte.
La forma di consulenza più generale che riguarda il Diritto commerciale è la consulenza aziendale.
Il consulente aziendale è una figura che opera a 360°. È conoscitore di tutti gli aspetti necessari alla buona gestione e il suo lavoro è proprio quello di coadiuvare l’imprenditore o i soci nel migliorare le performance aziendali. Come? Il suo lavoro si può svolgere internamente, migliorando l’organigramma societario o consigliando quale sia la forma giuridica migliore per ottenere maggiori vantaggi.
Non è difficile capire che si può scendere ancora più in profondità, addentrandosi sempre di più nel Diritto commerciale fino ad arrivare in settori ben specifici come, ad esempio, quello fiscale.
Il consulente fiscale è un’altra figura fondamentale affinché l’attività commerciale sia a regola con i tributi dovuti. Una cattiva gestione fiscale potrebbe avere conseguenze catastrofiche fino a portare anche al fallimento.

Ogni azienda poi ha le proprie esigenze; le aziende che operano a livello internazionale, ad esempio, hanno la necessità di un consulente fiscale che sia esperto del sistema tributario del mercato target con cui si opera.

 

Il giurista d’impresa

Tra le tante figure professionali che si occupano di Diritto commerciale spicca poi il giurista d’impresa. Si tratta di una figura estremamente poliedrica, esperta in materia di giurisprudenza e di diritto tanto che spesso e volentieri occupa un posto di rilievo all’interno dell’azienda, entrando a fare parte del direttivo della società. Un giurista d’impresa ha una profonda conoscenza di tutte quelle materie che hanno a che fare con questioni legali. È esperto di Diritto nazionale e internazionale, ma possiede anche tutta una serie di competenze legate ad argomenti fiscali, contrattuali e commerciali. Proprio grazie alle sue conoscenze specifiche, il giurista d’impresa fornisce pareri sulle politiche aziendali, sul come limitare quelle che potrebbero avere delle conseguenze legali, e, ovviamente, su come tutelare l’azienda.

 

Quali percorsi di studio intraprendere 

Ormai è chiaro quanto il Diritto commerciale sia una materia estremamente complessa, volta proprio a regolare ogni singolo aspetto di quello che è il commercio, sia in ambito nazionale, sia in ambito internazionale.
E vista la sua complessità abbiamo visto che vi sono tante figure professionali che si occupano dei singoli aspetti.
Per diventare esperti in materia si possono intraprendere diversi percorsi di studio ma quelli che formano maggiormente in tal senso sono sicuramente le classiche giurisprudenza ed economia e commercio. Chiaramente il primo percorso di studi dà un’impronta più orientata alle leggi che regolano il mercato, mentre il secondo offre una preparazione più orientata verso il comparto fiscale.
In generale, un lavoro così complesso deve essere svolto in sinergia tra i vari specialisti, cosa che infatti avviene nelle grandi aziende.

 

Diritto industriale e diritto commerciale sono la stessa cosa?

Le branche del diritto sono davvero tantissime e forse per questo molto spesso una disciplina viene confusa con un’altra. E questo è quello che avviene frequentemente per il Diritto commerciale e il Diritto industriale, due materie molto simili.
Vi è un dibattito aperto e in tanti ritengono il Diritto industriale una branca del Diritto commerciale. In effetti questa visione non è poi così errata dato che, come già detto, i punti in comune sono davvero tanti: anche nel Diritto industriale interviene il Diritto della concorrenza, ad esempio.
E, sebbene sembri scontato, a pensarci bene tutte le industrie lavorano nel campo commerciale. E allora in cosa differiscono? La differenza tra le due branche risiede piuttosto nell’origine delle due discipline.

 

Il Diritto industriale si occupa specificatamente dei rapporti giuridici instaurati nell’ambito dell'attività industriale; quindi, si tratta di una materia più specifica. Il diritto commerciale poi, trae le sue origini dagli scambi tra mercanti e artigiani già a partire dal XII secolo, mentre il diritto industriale nasce dalle esigenze di tutela sorte con la nascita delle industrie e con la rivoluzione industriale che danno vita a nuovi scenari e rapporti giuridici differenti.
Se poi entriamo ancora più nel dettaglio, il Diritto industriale si occupa di tutelare e disciplinare la circolazione di particolari beni immateriali, frutto dell'attività creativa ed inventiva dell ́uomo, denominati "proprietà intellettuali o industriali". Insomma, qui siamo nel campo dei brevetti e dei marchi registrati.
Possiamo quindi affermare che il Diritto commerciale e il Diritto industriale sono due discipline molto simili, una più generale, una più specifica, che in pratica si completano a vicenda.

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